Dalla bottiglia alla lingua

Dalla bottiglia alla lingua

Dalla bottiglia alla lingua

Il primo appuntamento con un vino sconosciuto e da scoprire merita attenzioni speciali: l’intensità della degustazione è funzione anche del calice in cui si serve, oltre che della sua temperatura.

Di seguito i criteri (non le regole) per la scelta del bicchiere più adatto a servire un vino. 

 

Il profumo Ogni profumo, anche quello del vino, si muove secondo il classico moto browniano: disordinato, inarrestabile e imprevedibile. Quando la bottiglia è chiusa le molecole profumate sono praticamente immobili (o meglio: hanno già invaso tutto lo spazio disponibile tra il liquido e il tappo e quindi sono come intrappolate), ma appena il vino viene stappato – esattamente come una boccetta di profumo- ecco che le particelle sfuggono dalla bottiglia, si scontrano disordinatamente le une contro le altre e si disperdono nell’ambiente, sparpagliandosi nell’aria. Non riescono ad occupare il volume di tutta la stanza solo perché non sono sufficienti, ma immaginando di avere una botte di vino aperta in cucina, è certo che se ne sentirà il profumo anche in soggiorno, in camera da letto, ovunque.

La pregevolezza del profumo di 75 cl di vino va conservata: per questa ragione la bocca del bicchiere in cui è servito dovrebbe essere sufficientemente stretta per limitare l’inevitabile evaporazione delle particelle e per convogliarle, invece, verso il naso, il principale interessato al profumo.

Il respiro Il profumo e il sapore di un vino sono elementi che – si provi ad immaginarli intrappolati in una strettissima bottiglia – saranno tanto più apprezzabili quanto più il vino avrà avuto modo di ossigenarsi. Per questa ragione più il vino è invecchiato e maturo, più ampia e profonda dovrebbe essere la pancia del bicchiere in cui è servito, per consentirgli di incamerare il massimo dell’ossigeno disponibile.

Il sapore L’insieme di tutte le sensazioni di gusto viene percepito dalla lingua che, si sa, ha zone diverse specializzate in gusti diversi. La punta è quella deputata alla dolcezza e la parte subito più dietro è l’esperta di acidità.

Un esperimento per prendere consapevolezza della potenza della percezione della lingua si può fare con una bevanda dolce come un the freddo, una coca cola, un succo. Prima di bere si provi a spostare la punta della lingua in modo da riuscire a non bagnarla: allungandola sotto la parete inferiore del bicchiere mentre il liquido fluisce in bocca e poi sollevandola in alto quando la bocca è piena. Il senso del gusto si troverà incredibilmente interdetto: si percepirà la freschezza, l’acidità della bevanda ma non il suo sapore noto, la sua dolcezza innata.

I calici dovrebbero aiutare la lingua a percepire l’unicità di ciascun vino o a temperarne gli eccessi. Un’apertura leggermente svasata consente al liquido di scorrere e toccare subito la punta della lingua e impressionarla con la sua dolcezza, prima di arrivare alla parte posteriore e imprimere la sua acidità. In modo simile agisce la bombatura del bicchiere: più è ampia, più il vino scorrerà lento in bocca raggiungendo pian piano tutta la lingua.

Le perle Gli champagne e gli spumanti Metodo classico e Charmat amano incantare con i loro gioielli oltre che far innamorare della loro anima e prediligono calici alti e stretti che lascino gustare lo sviluppo del loro perlage.

Il vino è un’esperienza personale, non una materia d’esame Nessuna regola o obbligo quindi, ma solo alcune indicazioni per vivere al meglio l’esperienza.Chi ama la dolcezza come prima sensazione dovrebbe scegliere calici con bocca leggermente aperta, chi preferisce andarci piano invece, bicchieri molto bombati e così via. 

C’è poi una soluzione più semplice che rispetta più o meno tutti i criteri elencati: il calice da degustazione ISO, ovvero il calice usato dai sommelier durante gli assaggi ufficiali per valutazioni dei vini. Un nome un po’ ospedaliero per un calice quasi perfetto: sufficientemente ampio, con bocca stretta e bombatura media, su cui vale la pena investire per un servizio di bicchieri. E se poi siete appassionati di dolcezza, c’è un trucchetto per favorirne la percezione anche con il calice ISO: basta appoggiare la punta della lingua all’orlo del bicchiere mentre si beve ed ecco che il sapore dolce è il primo a farsi strada nei ricordi!

 

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