Lugana doc – I frati

Lugana doc – I frati

Lugana doc – I frati

Il Lugana Doc è un vino bianco, fermo, che deriva solo da uve di vitigno Trebbiano (Turbiana, nella lingua locale) cresciute e raccolte nella zona di Lugana, sul lago di Garda.

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Il succo degli acini spremuti con tutta la loro buccia viene vinificato in bianco, ovvero viene filtrato e lasciato fermentare in botti di acciaio: i lieviti naturalmente presenti nella frutta e i saccaromiceti che vengono aggiunti divorano lo zucchero del vino e lo trasformano donandogli profumi e sapori che l’uva non conosceva.

E’ un vino giovane e fresco che sorprende sempre.

Per conoscere “I Frati” facciamo un passo indietro: alla vigna, alle colline assolate su cui cresce l’uva da cui deriva questo vino. Gli acini verdi si sono crogiolati al sole per tutti i mesi più caldi dell’anno, leniti da un fresco venticello del lago di Garda e rinfrescati solo dal buio della sera. Uno accanto all’altro, tutti vicini ma non ammassati, si sono gonfiati di un succo caldo e dolce, protetti solo da una buccia trasparente ed elastica che, una volta schiacciata, è leggermente aspra e mai dura.

Il colore dominante è il Giallo. Come il sole, il cielo rovente, l’erba secca; anche il gusto di questo vino è giallo e va gustato fresco in un bicchiere umido di condensa.

Appena le dita calde lo sfiorano è un respiro di sollievo: è sedersi dopo una lunga camminata, liberare i piedi stanchi dalla stretta delle scarpe e riposare gli occhi chiudendo fuori la luce.

Quando il vino è servito fresco, i suoi profumi riducono l’odore dell’alcool, che al contrario domina con temperature più alte, e slegano le corde delle emozioni. Di nuovo giallo. Anche il profumo di questo vino è giallo: di ananas, fieno, pesca e pera cotta. E’ l’inizio dell’estate, sere lunghe e chiare, fresia e fiorellini di campo e c’è molto più tempo per le parole. E poi è rinfrescante e stuzzicante: per alcuni secondi i pensieri volano indisciplinati come chicchi di riso che scappano dal pugno che li stringe; è eccitante sentire le idee che sfuggono e sembrano non volersi fermare a ragionare.

Torna la calma ed è finalmente il turno della bocca: frutta dolce e matura, leggermente acidula ma calda, appena colta. Andrebbe bevuto da un calice con apertura leggermente svasata, che versi il vino direttamente sulla punta della lingua e la sorprenda con la dolcezza. C’è di nuovo l’ananas e poi l’albicocca, la fragola, la mela e un cucchiaino di miele dolce. Di nuovo, ancora un sorso: stessi sapori succosi ma in ordine diverso ora, si scambiano di posto ma non si nascondono anzi, si fanno cercare e trovare.

Da degustare con chi ami e con il piatto che preferisci, questo vino è un soffio di luce: ha un gusto luminoso e una personalità incontenibile e non si lascia dimenticare.

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